L'INNOCENZA DEL DIAVOLO

di
Giuseppe Adamo

SANGUE E MERDA

Schermo nero.
Appare una scritta:

SANGUE E MERDA

INTERNO DI UNA CELLA LUGUBRE E MALSANA - ORA INDEFINITA

Al suo interno troviamo i seguenti oggetti:
Tappeto con erbacce
Scatola di cartone

Un UOMO viene scaraventato dentro la stanza, di peso, tutto lividi, sangue e sporcizia. Una DONNA, anch'essa molto sporca, semi assopita, seduta per terra con le spalle poggiate alla parete, si risveglia bruscamente urlando per lo spavento.
Dopo un attimo di esitazione, in cui scruta attentamente l'uomo, gli parla, senza muoversi.


DONNA Tutto ok? … Cristo, mi dispiace di averti coinvolto in questo casino, davvero.

UOMO Ack! (sputa sangue) La prossima volta ci penserò su due volte prima di scontrarmi con una ex bellezza.

DONNA Ex? Voglio pensare che sia un complimento (l'uomo si trascina al suo fianco, lasciando delle macchie di sangue per terra). Porci bastardi, mi hanno proprio conciata bene.

L'uomo si siede con la schiena al muro, accanto a lei, tenendo una mano premuta sulle costole, dolorante, mentre la donna si tocca il viso, gonfio e livido.

UOMO Perché non gli dai quello che vogliono? Fino a quando dovremo sopportare tutto questo?

La donna rivolge la testa verso l'uomo, seria, deviando poi lo sguardo in direzione della porta, inspirando dalla bocca, nervosa.

DONNA Fino a quando non SI FICCHERANNO IN QUEL BUCO DI CULO CHE HANNO AL POSTO DELLA TESTA CHE IO NON HO NULLA, non li ho rubati io quei cazzo di gemelli.

L'uomo cessa di respirare osservando la reazione della donna, sorpreso. Infine, sorridendo, espira dal naso.

UOMO Tranquilla, a me lo puoi dire, non ti preoccupare, non sono il tipo che tradisce così facilmente. Certo, voglio andarmene da qui ma, ovviamente, non voglio vederti morta.

DONNA Ti ripeto che non sono stata io. È tutto un malinteso, come la tua situazione.

L'uomo guarda nel vuoto, immobile e angosciato, un sorriso gli carezza le labbra.

UOMO La mia situazione… cazzo, certo che se ci pensi sembra la trama di un film.

La donna sorride, guardando anch'essa nel vuoto.

UOMO Un uomo si scontra per caso con una donna all'aeroporto (solleva le mani, fingendosi un regista). Il fato vuole che questa è ricercata per un furto e lui, trovandosi al suo fianco, viene scambiato per suo complice e portato IN QUESTA CAZZO DI CELLA, (la donna soffoca una risata, portandosi le mani sulla bocca) e MASSACRATO DI BOTTE.

L'uomo si gira verso la donna, che continua a ridere.

UOMO (F.C.) Perché ridi?

La donna agita le mani in aria, in segno di negazione, continuando a ridere.

DONNA Niente, e che sei buffo quando ti arrabbi.

L'uomo si guarda intorno per assicurarsi che nessuno lo senta, l'espressione schizzata, maniacale, la testa insaccata fra le spalle. Pone una mano a coppa, vicino alla bocca, come per attutire il suono emesso, e si avvicina alla donna, roteando gli occhi in tutte le direzioni.

UOMO Vuoi saperla una cosa buffa? (la donna lo guarda aggrottando le sopracciglia) Ho pisciato sulle scarpe di quello vestito in rosso.

La donna lo osserva spalancando gli occhi, inebetita. Non sa se deve scoppiare a ridere o preoccuparsi.

UOMO Me la sono fatta addosso dalla paura mentre mi torturavano, proprio quando mi ha preso per la gola sollevandomi in aria (la donna è sempre più pallida, sconvolta, le labbra tremolanti). Dovevi vedere la sua faccia (la imita goffamente e la donna scoppia a ridere forte), continuava a ripetere "Le mie scarpe, questo stronzo figlio di puttana mi ha pisciato sulle MIE scarpe" e BANG (tira un pugno all'aria, di scatto, facendo sussultare la donna), un pugno in piena faccia, "Le MIE scarpe"… BANG (altro pugno in aria), un altro pugno.

La donna lo ascolta, immobile, spostando lo sguardo prima su un occhio, poi sull'altro, come richiamata da una serie di flash a cadenza regolare.

UOMO (F.C.) A quel punto ho pensato "Cazzo, se si agita tanto per un paio di scarpe, arriverebbe a scuoiarmi vivo se provassi a cagargli in mano", (la donna lo guarda sgranando gli occhi fino a farseli quasi uscire fuori, la bocca semi aperta, il corpo percorso da una scarica) e allora, non so perché, ho cominciato a ridere sempre più forte (comincia a ridere mentre lei continua a fissarlo, rilassando le labbra in un sorriso, portandosi una mano alla bocca).

UOMO Mi veniva in mente la sua faccia che diceva "Le MIE scarpe" (lo imita facendo nuovamente ridere la donna), ed io che gli cagavo in mano, (ora ridono entrambi fortemente) e non riuscivo a smettere di ridere. "Le MIE scarpe", "PLOF", "Le MIE scarpe", "PLOF" (ora sono entrambi distesi per terra a ridere sguaiatamente). E sai qual è la cosa più bella? (si risiede compostamente)

DONNA … ti prego basta… (si risiede tenendo le mani premute sulla pancia, come se avesse male)

UOMO (fissa la donna negli occhi) La cosa bella è che più ridevo, più l'uomo s'innervosiva. Più ridevo, e più s'incazzava, fino a quando non mi ha fatto questo.

L'uomo si tira su la maglietta mostrando un torace devastato da segni di bruciature ancora sanguinanti. La donna smette improvvisamente di ridere, lanciando un gridolino terrorizzato, soffocato dalle mani che gli coprono il viso.
Guarda di nuovo il torace dell'uomo, portando un braccio in avanti, come se volesse toccarlo, mentre con l'altra mano si massaggia le labbra secche e spaccate. Alcune ferite stanno cominciando a rimarginarsi.

DONNA Oh mio Dio, cosa ti hanno fatto… Cristo… ti hanno fatto molto male?

L'uomo guarda la donna come per dire "Che cazzo di domanda mi fai", poi scoppia di nuovo a ridere seguito, dopo un istante di disorientamento, dalla donna.

UOMO Che cazzo di domanda, "ti hanno fatto male" (il tutto ridendo). Oh Dio, sento che sto per scoppiare, basta ti prego…

La porta si spalanca di colpo.
I due sussultano ammutolendosi istantaneamente e girandosi verso la porta. Sollevano le braccia ed arretrano, strisciando, in un gesto di difesa. L'uomo viene preso e trascinato fuori dalla cella da quattro BRACCIA che lo cingono dalle ascelle, lasciando la donna scomposta, terrorizzata, il viso contratto per non piangere.

Stacco (schermo nero)

INTERNO DI UNA CELLA LUGUBRE E MALSANA - PIÙ TARDI

Stessa scena simile alla prima. L'uomo viene scaraventato dentro la cella, ancora più gonfio di lividi e martoriato. Questa volta la donna, sempre seduta al solito posto, è chiusa a riccio, attraversata da brividi e sussulti, gli occhi sgranati, in continuo fermento, come se non riuscisse a mettere a fuoco la stanza e ciò che le sta intorno.
Dopo un attimo di esitazione, si avvicina all'uomo, strisciando sulle ginocchia, che rimane inerme, sdraiato per terra. Di fronte a loro, è apparso un secchio colmo di sangue e membra umane. Una mano fuoriesce dal secchiello. Sembra che stia invocando aiuto o salutando.


ATTENZIONE: ogni tanto, il sangue contenuto nel secchio produce delle bolle, come se fosse in ebollizione.

La donna cerca di toccare l'uomo, ma rinuncia ogni volta che si avvicina con la mano al suo corpo, come se provasse disgusto.

DONNA Ehi… mi senti? Stai bene?

UOMO Ti prego, basta domande del cazzo.

DONNA Perché ti hanno ripreso? Perché hanno scelto te e non me?

UOMO Per la storia della merda. Non è andata giù a nessuno.

DONNA Allora ci ascoltano.

Si mette seduta, scattando come punta da uno spillo, guardandosi in giro, sospetta, la testa insaccata nelle spalle.

DONNA Deve esserci un microfono da qualche parte, forse una telecamera nascosta (tasta la parete e il pavimento intorno a lei guardando verso il soffitto).

UOMO Si fotta la telecamera e tutto il resto, voglio uscire da qui. Ti prego, (si gira e la guarda negli occhi, implorante) dagli quello che vogliono. Facciamola finita, altrimenti ci uccideranno.

La donna si blocca, fissando l'uomo, accovacciata.

DONNA Non possono ucciderci. Se muoio non potranno mai sapere dove sono tenuti i gemelli.

UOMO Allora li hai tu!

L'uomo si alza lentamente, trascinandosi, amalgamando i vestiti con la pozza di sangue che ha prodotto sul pavimento. La donna lo guarda con la stessa espressione con cui i bambini guardano i genitori quando vengono scoperti a combinare grossi casini. Poi, sempre come i bambini, si anima di colpo per calmare le acque.

DONNA No, aspetta…

UOMO Cosa aspetti a darglieli. Forse non potranno uccidere te, ma ricordati che io, oltre a non centrare niente con questa faccenda, posso morire tranquillamente (si siede di fianco alla donna, di peso, le spalle contro il muro, affaticato). Merda! E io che mi preoccupavo di non riferire nulla di ciò che avrei sentito da te.

UOMO (F.C.) Bel ringraziamento, grazie, veramente… FOTTITI allora!

La donna scoppia a piangere.

UOMO (F.C.) Non ho intenzione di morire per una sconosciuta. I buoni samaritani sono andati, estinti da generazioni. Cazzo!!! Cosa ho fatto, COSA CAZZO HO FATTO PER MERITARMI QUESTA PUNIZIONE!!! Dimmelo tu (rivolge lo sguardo verso l'alto, puntando il dito), dimmi che cazzo centro e perché devo pagarne le conseguenze!!! DIO!!!

DONNA Aspetta, ti prego calmati…

UOMO No che non mi calmo…

DONNA Lasciami parlare, io…

Si gira ringhiando verso la donna, puntandola, additandola.

UOMO Smettila di fare la vittima, smettila di…

La donna lo spintona brutalmente, con rabbia e disperazione, ammutolendolo. Infine si alza, dirigendosi verso la porta, lasciando l'uomo a fissare il vuoto, sorpreso, mentre si massaggia la guancia colpita.

DONNA Non centro niente. Non ho rubato nulla. NON SONO STATA IO!!! (si rivolge alla porta) Avete capito pezzi di merda, avete preso le persone sbagliate, avete commesso un errore. Fatemi uscire (tira un pugno alla porta), FATECI USCIRE DA QUI!!!

La donna inizia a tempestare la porta di pugni, bloccandosi solo verso il quarto o il quinto, massaggiandosi le mani, l'espressione dolorante. L'uomo la guarda in silenzio. Si tira su, aiutandosi con la parete, e fa cenno alla donna di avvicinarsi, allargando le braccia. La donna, stretta a sé come se sentisse freddo, si rintana fra le braccia dell'uomo che cerca di abbracciarla e carezzarla, sorreggendosi alla parete, l'espressione contratta dallo sforzo e dal dolore, a tratti rilassata.

UOMO Tranquilla, stai calma. È tutto ok.

DONNA Ok un cazzo, merda.

Dalla porta, cigolante, entra una DONNA (DONNA) identica alla nostra protagonista, con in mano una zucca. La poggia per terra, vicino alle erbacce.

DONNA (DONNA) Attenzione a non farla cadere, mi raccomando.

Esce dalla porta, indifferente, come i nostri due protagonisti che sembrano non accorgersi minimamente dell'intrusa.

Stacco (schermo nero).
Appare una scritta:

EMANUELE
 EMANUELE

INTERNO DI UNA CELLA LUGUBRE E MALSANA - PIÙ TARDI

ATTENZIONE: al posto della zucca deposta precedentemente, ora vediamo un teschio ammuffito.

L'uomo e la donna sono nuovamente seduti con le spalle al muro, mezzi assopiti.
Lui guarda il soffitto, sembra annoiato. Lei, chiusa a riccio, la testa fra le gambe, triste.

UOMO Come ti chiami? (la donna solleva la testa e lo guarda, strofinandosi gli occhi)

DONNA Cosa?

UOMO Quanto è passato, tre ore? Beh, è buffo, sono circa tre ore che siamo rinchiusi qui dentro, e ancora non conosco il tuo nome. Io sono Toni.

Indietro    Continua...