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STORIA DEL DOPPIAGGIO di Mario Guidorizzi I puntata L'avvento del sonoro rappresentò nel cinema un mutamento epocale sia tecnico sia estetico. In Italia soprattutto ciò significò una grave crisi per l'esercizio delle sale, non ancora attrezzate tecnologicamente e bloccate nella distribuzione di film stranieri parlati dai miopi provvedimenti dello sciovinista governo dell'epoca. Soltanto dopo il 1930, lo Stato permise di proiettare pellicole degli altri paesi, ma alla condizione di sovrapporre i dialoghi italiani in calce ai fotogrammi rappresentati o all'immissione di scritte su fondi neri, tra un fotogramma all'altro, come accadeva per i film muti. Della colonna sonora originale rimanevano pertanto solo le musiche e i rumori, mentre le sequenze erano di continuo interrotte, con grave danno al ritmo naturale del film, da didascalie e traduzioni dei dialoghi. Per non perdere i lucrosi contatti con l'esercizio di casa nostra, Hollywood pensò bene di correre ai ripari sperimentando, dopo le poco soddisfacenti plurime versioni di alcuni film in presa diretta (le scene della stessa pellicola venivano girate con attori di varia nazionalità per giungere più agevolmente ai mercati d'oltre oceano) la strada del doppiaggio. Di qui la suggestiva ipotesi del nostro illustre pioniere della materia, lo studioso Mario Quargnolo: "Non crediamo di esagerare affermando che il doppiato si impose sotto la spinta degli avvenimenti italiani". Iniziò la gloriosa Metro Goldwyn Mayer nel 1931, sotto la direzione dell'italiano Carlo Boeuf, con doppiatori i coniugi Augusto e Rosina Galli, quest'ultima attrice molto nota in America, e quindi Argentina Ferraù, la cantante Milly e Francesca Braggiotti, la prima voce di Greta Garbo alla quale si deve il celebre birignao "Dammi una sigaretta!" in Mata Hari. I primi film importanti doppiati in lingua italiana furono Carcere e Trader Horn. Anche la Fox si adeguò in fretta con Louis Loeffler e Alberto Valentino, fratello del celeberrimo Rodolfo. Il doppiatore principale della Casa era allora Franco Corsaro, il protagonista della versione italiana di Il grande sentiero (in America il ruolo fu affidato al giovanissimo John Wayne), spesso affiancato da Luisa Caselotti, pure lei nel cast del western diretto da Raoul Walsh. La Paramount invece decise di doppiare i propri film a Joinville, in Francia, sotto l'esperta direzione di Pier Luigi Melani. Fu lì che si approntarono le pregevoli edizioni di Il dottor Jekyll di Mamoulian e Il segno della croce di De Mille. Ebbe a riferire tuttavia lo stesso Augusto Galli: "La maggior parte degli attori presi sul posto, benché bravi, denunciavano un accento regionale di origine o una leggera flessione americana e questo era il difetto principale dei doppiaggi fatti in America. Dopo circa un anno e mezzo, nell'estate del 1932, tutte le case americane decisero di proseguire questa loro attività in ognuno dei paesi interessati". Dopo i primi esperimenti americani, si mosse dunque anche l'industria cinematografica italiana, coadiuvata dalla felice intuizione del commendator Fritz Curioni, il quale decise di imitare il comico accento italo americano di Stan Laurel e Oliver Hardy, che si doppiavano personalmente con risultati esilaranti forse involontari nelle varie lingue straniere per le versioni destinate all'estero, con attori italiani. Nella stagione 1932-1933 furono scelti per Stanlio Carlo Cassola e per Ollio Paolo Canali, due giovani che soggiornavano a Roma per motivi di studio. Il primo stabilimento di doppiaggio in Italia veniva aperto intanto, era l'estate del 1932, dalla Casa Cines Pittaluga del lungimirante Emilio Cecchi e venne nominato suo direttore il regista Mario Almirante. (continua) |
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