I primi passi

Il 2 novembre 1936 la BBC avvia il primo servizio televisivo della storia. La programmazione è limitata a concerti sinfonici, brevi spettacoli di prosa, rubriche di giardinaggio e cucina, rapidi notiziari, per circa tre ore al giorno fra le 18,00 e le 21,00. Lo scoppio della seconda guerra mondiale interrompe, purtroppo, il servizio TV e, di conseguenza, lo sviluppo dell'industria televisiva e gli esperimenti che, nella seconda metà degli anni Trenta, si erano susseguiti quasi ovunque con significativi impegni finanziari ed industriali. È proprio in questi primi anni che sorgeranno le differenze tra il modello televisivo europeo e quello americano: l'uno pensato e gestito con criteri pubblicisti ("la TV al servizio della collettività"), l'altro con logiche privatistiche ("la TV strumento pubblicitario dell'industria"). I generi televisivi che caratterizzano i primi anni della TV in Europa sono: quiz, varietà e rivista, teledramma, sceneggiati.

La televisione italiana nasce, ufficialmente, nel 1954 quando la RAI, concessionaria pubblica radiotelevisiva, avvia i programmi regolari. La RAI di quegli anni è un organismo di natura pubblica, teso a raggiungere un profitto politico più che economico, chiuso al mondo esterno per garantire interessi ed esigenze della maggioranza di governo.

Gli anni Sessanta

In questi anni, pur essendo già pronte innovazioni e scelte tecnologiche "rivoluzionarie", quali il cavo e la diffusione via satellite, si preferisce puntare altrove: introduzione e diffusione progressiva del colore, attivazione delle bande VHF (Very High Frequence), introduzione del nastro magnetico e della videoregistrazione. Quest'ultima, in particolare, permettendo di riprendere qualsiasi avvenimento, di fissarlo su un supporto e poi di ritrasmetterlo, libera la TV dalla diretta e fa sì che ogni registrazione sia un prodotto commerciabile e commerciale. L'aumento dell'offerta, una superiore qualità dei prodotti trasmessi e distribuiti, le più ampie disponibilità economiche, il maggior tempo libero a disposizione sono alcuni degli elementi che spiegano l'estendersi del consumo della TV ed il suo successo. È questo il periodo in cui fa il suo esordio (difficile, in ritardo sui tempi e che aveva dovuto superare forti resistenze), sugli schermi TV di molti servizi pubblici europei, la pubblicità. In questi anni si manifestano le intenzioni di alcuni importanti gruppi industriali e finanziari di rompere il monopolio pubblico favorendo le TV commerciali. In Italia l'iniziativa è dell'editore Rizzoli, che propone una TV privata in ambito nazionale che possa concorrere con la RAI. Gli anni Sessanta rappresentano il momento di passaggio dalla TV povera del dopoguerra alla televisione degli anni Settanta ed Ottanta; un momento che manifesta però delle contraddizioni. Infatti, da un lato sembra prevalere il dato della stabilità, dall'altro c'è la presenza degli elementi che gli anni Ottanta faranno esplodere. Si pensi alla progressiva affermazione della TV come fenomeno spettacolare.

Gli anni del successo

Gli anni Settanta affronteranno le difficoltà causate dal terrorismo e dalla crisi energetica, dall'inflazione a due cifre e dalla disoccupazione giovanile; è il decennio che traghetta l'Europa verso il post-industriale, attraverso contraddizioni e contrapposizioni fortissime. Di tutto ciò la TV è simbolo e proiezione esemplare; l'offerta televisiva è aumentata in quantità e migliorata in qualità e il fenomeno della spettacolarizzazione si è ormai impadronito del mezzo. A questo contribuiscono anche il terrorismo e la crisi del petrolio. Fenomeni diversi che hanno in comune un elemento: portare la gente a riscoprire la casa, le ore trascorse in famiglia; portarla quindi alla riscoperta del focolare domestico al cui centro vi è il televisore.
In particolare negli anni Settanta si avvia la fase delle innovazioni tecnologiche.
Molti sono i generi che acquistano il posto di prima pagina: i cartoons giapponesi, le soap-operas, le sit-com (nuove forme di telefilm con diversi ritmi e strutture narrative, soluzioni degli episodi, target di riferimento).

È alla fine degli anni Sessanta che si iniziano ad avvertire i problemi industriali della RAI e per combatterli si avvierà una riforma (1975) che opererà una scelta di fondo: prima di tutto il garantismo. Le due reti ed i due Tg verranno messi in concorrenza su basi politico-ideologiche, mentre alla terza rete sarà affidato il compito di decentrare produzione, programmazione, informazione. La legge di riforma garantiva alla RAI l'assenza di una concorrenza privata e di un mercato che avrebbero potuto fare entrare in crisi il sistema appena creato, di cui la RAI era unico punto di riferimento. Tale riforma rappresenta, dunque, il prodotto tipico di una cultura televisiva preindustriale. La situazione muterà però nel momento in cui la Corte Costituzionale, nel 1976, riconosce la legittimità dell'iniziativa privata in ambito locale.

Gli anni che hanno cambiato la televisione

Negli anni Ottanta l'industria televisiva, di fronte a un calo nel mercato degli apparecchi TV, inizia a cercare nuove forme di offerta capaci di rimettere in moto la domanda, praticamente ferma dopo il passaggio dal bianco e nero al colore.
Ora non è più solo lo Stato ad intervenire e ad essere presente in alcuni settori. Anche i privati possono, devono partecipare. L'epoca dei monopoli pubblici è ormai superata.
Così, in tutti i paesi europei si assiste ad un rapido processo di semplificazione dell'offerta che non si fonda più sulla triade "informare, educare, divertire". La TV perde quasi del tutto il suo carattere pedagogico per diventare un medium informativo e spettacolare.
Ci troviamo di fronte ad una nuova fase della TV in Europa: quella del sistema misto, un sistema pubblico-privato diverso da paese a paese.
La RAI si lancia in una disperata rincorsa degli indici di ascolto assistendo impotente alla nascita del sistema misto in cui i privati sembrano non avere regole, a differenza degli obblighi e dei doveri fissati nel 1975.
La legge Mammì disegna il nuovo assetto fotografando l'esistente (sistema diviso tra RAI e FININVEST), dettando le regole del gioco e indicando nuovi compiti di programmazione.

Il sistema televisivo privato assume, a partire dall'agosto 1984, i caratteri di un monopolio (Canale 5, Italia 1 e Retequattro); attorno ruotano piccole emittenti nazionali, regionali, TV locali ed estere.
Oggi il gruppo FININVEST (unico interlocutore della RAI) è un colosso cui fanno capo 290 società articolate in sette divisioni: televisione, editoria, cinema e spettacoli, finanza ed assicurazioni, edilizia e immobiliari, nonché i servizi di gruppo